Collegio sindacale e responsabilità penale nel prevenire la crisi aziendale

La gestione di una società comporta una serie di responsabilità per gli amministratori e il collegio sindacale, in particolare quando si manifestano segni di crisi e il dissesto finanziario si aggrava progressivamente.

In una recente sentenza della Corte di cassazione penale, depositata il 10 gennaio scorso, si è affrontato il tema della responsabilità penale del Collegio Sindacale in presenza di inerzia nel fronteggiare la crisi aziendale, con particolare riferimento al concorso in bancarotta semplice.

Il Collegio Sindacale, secondo quanto stabilito dall’articolo 2447 del Codice civile, ha il dovere di intercettare le difficoltà aziendali durante le verifiche trimestrali e di segnalare agli amministratori la necessità di intervenire e di ricapitalizzare la società.

Tuttavia, la sentenza sottolinea che il collegio sindacale non può limitarsi a confidare nelle ragionevoli aspettative di risanamento basate su incassi di crediti e attese inconsistenti degli amministratori. Se la situazione richiede interventi immediati e l’inerzia persiste, si apre la strada alla responsabilità penale per concorso in bancarotta semplice.

L’articolo 2447, che ha sostituito l’originario articolo 2406, stabilisce chiaramente le azioni che il collegio sindacale deve intraprendere in caso di omissione o di ingiustificato ritardo da parte degli amministratori. In particolare, il collegio sindacale può convocare direttamente l’assemblea, previa comunicazione al presidente del Consiglio di amministrazione, se ravvisa fatti censurabili di rilevante gravità e vi è urgente necessità di provvedere.

La sentenza evidenzia che il concorso in bancarotta semplice non richiede necessariamente il dolo, ma almeno una colpa evitabile da parte del collegio sindacale.

È fondamentale che i sindaci non si limitino all’indagine, ma agiscano tempestivamente con la diligenza prevista dalle norme e dalla prassi professionale. L’inazione dei sindaci potrebbe infatti consentire che il ritardo nella richiesta di fallimento aggravi ulteriormente la crisi, esponendoli a responsabilità penale.

La sentenza rappresenta una conferma dell’importanza di un’azione tempestiva da parte del collegio sindacale per evitare il concorso in bancarotta e sottolinea che il ritardo nella dichiarazione di fallimento da solo non è sufficiente per stabilire una colpa grave da parte dei sindaci.

La diligenza e l’adeguata gestione della crisi aziendale sono dunque essenziali per preservare l’integrità e la solidità finanziaria della società.


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