Crisi d’impresa: verso la continuità aziendale con amministratori e sindaci al timone

In tempi di incertezza economica e crisi finanziarie, i processi di governance diventano il timone che guida la nave aziendale attraverso le tempeste. L’insolvenza, in sé, non dovrebbe essere considerata una colpa, ma diventa tale se non viene affrontata tempestivamente e con determinazione. Le responsabilità degli organi sociali in periodi di crisi, come la liquidazione giudiziale o il concordato preventivo, sono oggetto di attenta analisi, poiché ogni decisione può avere impatti significativi sulle parti interessate.

Il panorama aziendale odierno è plasmato dalle nuove regole societarie introdotte dal Codice della crisi, che attribuisce agli amministratori un ruolo di grande rilevanza. La società, inizialmente “proprietà” esclusiva dei soci, diventa una comunità più ampia, coinvolgendo creditori e altre parti interessate quando la continuità aziendale è in pericolo. Gli amministratori diventano i custodi della continuità aziendale, con il potere di adottare strumenti incisivi per affrontare la crisi.

La riforma legislativa ha conferito agli amministratori il potere esclusivo di decidere l’adozione di strumenti di soluzione della crisi, come accordi di ristrutturazione, piani soggetti a omologazione e concordati preventivi, anche senza il consenso dei soci. Questo potere è un’arma a doppio taglio, poiché rende gli amministratori responsabili delle conseguenze delle loro decisioni, creando una nuova dinamica nella gestione delle crisi aziendali.

La chiarezza di questa nuova griglia decisionale è fondamentale. Gli amministratori devono, in primo luogo, cercare finanziamenti dai soci, proponendo aumenti di capitale in assemblea. Se questa strada non è percorribile, devono valutare l’opzione di coinvolgere nuovi investitori, garantendo la sopravvivenza dell’azienda. In assenza di alternative, devono agire in autonomia, utilizzando gli strumenti previsti dal Codice per proteggere la continuità aziendale.

Un aspetto cruciale è che, una volta attivato il processo di soluzione della crisi, gli amministratori non possono più essere revocati dai soci, salvo giusta causa. Questa disposizione mira a garantire una gestione autonoma e rapida nelle fasi critiche. La scelta degli strumenti dipende da valutazioni complesse, ma l’immissione di nuovo capitale di rischio diventa una priorità quando può salvare la società.

L’interazione tra amministratori e soci diventa delicata in questo contesto. Gli amministratori, anche se soci, devono agire nel migliore interesse dell’azienda, evitando conflitti di interesse. La chiarezza nei ruoli facilita il lavoro del collegio sindacale e agevola le decisioni dei soci, spingendoli verso scelte rapide e risolutive per preservare l’azienda.

Inoltre, la possibilità di avviare un procedimento di composizione negoziata offre uno “ambiente protetto” per prendere decisioni ponderate. I sindaci svolgono un ruolo cruciale nel segnalare le condizioni per accedervi, contribuendo a una gestione più controllata della crisi.

In conclusione, la governance aziendale diventa l’ancora di salvezza in tempi di crisi. Gli amministratori devono navigare con saggezza attraverso la griglia decisionale, agendo con tempestività e responsabilità per preservare la continuità aziendale e proteggere tutte le parti interessate. La sfida è grande, ma la chiarezza nei ruoli e l’adozione di strumenti efficaci possono guidare le aziende verso un futuro più stabile.


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